Fu una delle sorprese del sundance 2006 e piacque molto (non a caso) al “principe degli schifosi” John Waters. Stiamo parlando di Hot Dog (che in Italia circolerà col sottotitolo: Un cane chiamato Desiderio), pazza e assai divertente commedia statunitense, realizzata da Bobcat Goldthwait e incentrata su una coppia di giovani e belli, griffati da famiglie regolari e perbenismi diffusi. Almeno in apparenza. Perché quando il fidanzato chiede alla compagna di svelargli i più intimi segreti in fatto di fantasie sessuali, ecco la bomba: la fanciulla, ai tempi del liceo, si dedicò a una simpatica fellatio a tutto vantaggio del suo adoratissimo cane. Il ragazzo ne esce sconvolto e decide di lasciare la sua futura sposa. Le famiglie gridano allo scandalo e la malcapitata, pentita, si precipita a pensare che sarebbe meglio tagliarsela quella lingua, sia per il peccato di gioventù, sia per l’inconfessabile scheletro nell’armadio. Un film, insomma, che vive dei classici dilemmi: dire o non dire? Strutturare un rapporto di coppia sulla trasparenza o vivere nelle sfumature delle necessarie ambiguità? Confessare ogni presunto peccato prima di convolare a giuste nozze o seppellire per sempre in qualche cassaforte dell’anima e della mente le bravate di gioventù. Bravi i due protagonisti, Melinda Page Hamilton e Bryce Johnson.